Arte: i ‘mostri’ antichi e moderni del Mediterraneo

‘Stessa spiaggia, stesso mare’ di Cristiano Carotti

30 novembre, 14:32

(ANSAmed) - ROMA, 30 NOV - Dagli antichi mostri di Scilla e Cariddi, a quelli contemporanei dei "porti chiusi", il Mediterraneo torna a essere percepito dall'opinione pubblica come un simbolo di paura e minaccia, le emozioni che il mare suscitava nei marinai di un tempo anteriore alla modernità. E per alcuni, i mostri da scacciare sono coloro che il Mediterraneo lo attraversano, su barconi fatiscenti, alla ricerca di un futuro migliore in Italia e in Europa. Questi i temi al centro di "Stessa spiaggia, stesso mare", la personale dell'artista ternano Cristiano Carotti che alla White Noise Gallery di Roma espone 20 opere fino al prossimo 22 dicembre.

Curata da Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti, "Stessa spiaggia, stesso mare" comprende opere legate allo studio del Mediterraneo e dei più recenti flussi migratori che lo stanno interessando. Il cardine della mostra è l'opera "Seagull SS17": un pedalò, icona nazional-popolare delle ferie, trasformato in un mezzo armato, militarizzato, in uno strumento pericoloso, inquietante e minaccioso, per mostrare la doppia faccia dei nuovi fenomeni xenofobi legati ai movimenti populisti. Il mezzo ideale del cittadino qualunque per affrontare un mare nuovamente pieno di mostri mitologici: i migranti. "Ho avuto un'intuizione visiva", spiega Carotti ad ANSAmed. "L'opera è uno specchio dell'italiano medio che accoglie certe dottrine politiche e che dice che si dovrebbero affondare i barconi e chiudere i porti".

Seagull Ss17 è quindi uno "specchio" dell'italiano xenofobo, "e un invito polemico: sei d'accordo ad affondare i barconi? Questo è il tuo mezzo, mettici la faccia, premi il grilletto".

La mostra di Carotti continua riprendendo alcuni motivi dei miti classici che, riattualizzati secondo la poetica dell'artista, spingono a riflettere sulle reazioni scomposte che il fenomeno migratorio provoca nell'opinione pubblica, e sul significato minaccioso del mare nell'immaginario della società italiana ed europea. "Ho scelto un parallelismo con l'Odissea", sottolinea Carotti. Come Ulisse attraversa la trappola dei mostri Scilla e Cariddi, così "oggi un naufrago che si avvicina alle coste italiane vede intorno a sé i mostri" dell'indifferenza, dei porti chiusi, della mancata accoglienza.

"Ma i mostri, per alcuni, sono coloro che vengono dal Mediterraneo", sottolinea Carotti. Così il mare diventa "uno specchio", dove i migranti vedono i mostri della chiusura, e chi dovrebbe accogliere vede arrivare "mostri a causa della manipolazione mediatica", spiega Carotti. Infine, le opere della personale fanno riflettere anche su "coloro che sono pronti ad accogliere ma che si sentono continuamente aggrediti per questo, e che vedono intorno a loro una mancanza di umanità".

In sintesi, il messaggio che queste opere vogliono dare è "restiamo umani", spiega Carotti. "Purtroppo l'arte viene sempre meno considerata strumento dalla valenza sociale, anche dagli artisti stessi", tuttavia "l'artista ha una voce, e credo che ogni volta che si faccia arte, si fa politica o attività sociale". Per Carotti "é sempre un bene manifestare il proprio punto di vista, e farlo attraverso l'arte significa dare per immagini spunti a chi vuole affrontare l'argomento senza giri di parole". È necessario "prendere una posizione come artisti" su temi come quello del fenomeno migratorio. "È un nostro dovere".

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