Portogallo: crisi aumenta l'emigrazione, via anche stranieri

300 mila in tre anni.

18 giugno, 15:03

Passeggeri in attesa all'aeroporto di Lisbona Passeggeri in attesa all'aeroporto di Lisbona

(di Antonio Andreucci) (ANSAmed) - LISBONA - Si incrementa, a causa della crisi economica, l'esodo dei portoghesi che cercano un lavoro all'estero. Un fenomeno che riguarda anche gli stranieri i quali erano arrivati in cerca di una sistemazione migliore, ed ora preferiscono tornare ai Paesi d'origine.

Negli ultimi tre anni - secondo quanto ha rilevato l'Istituto Nazionale di Statistica (INE) - sono andati via oltre 300 mila portoghesi, una cifra ragguardevole se rapportata alla popolazione complessiva, scesa ora a 10.420.000 abitanti.

Il "picco" massimo si è avuto lo scorso anno, con 128.108 emigranti, dei quali 53.786 in modo permanente e 74.322 per meno di un anno. Un dato in aumento rispetto al 2012, quando gli emigranti portoghesi furono 121.418 (rispettivamente 51.958 e 69.460), 6.690 in meno rispetto all'anno successivo.

La crisi condiziona anche il tasso di natalità, inducendo a fare meno figli. Nel 2013 le nascite sono state 82.787, il 7,9 per cento in meno rispetto all'anno precedente. Il tasso di fertilità ha raggiunto un nuovo minimo storico di 1,21 figli per donna, mentre era 1,44 dieci anni fa.

Così, da Paese che negli Anni '60 e '90 era stato scelto come meta preferita da migliaia di stranieri - provenienti soprattutto dal Sud America e dalle ex colonie - dal 2011 ha visto la tendenza invertirsi, con un saldo migratorio negativo che ha raggiunto quota 36.232 nel 2013. Colpito duramente dalla crisi, il Portogallo ha dovuto far ricorso a un prestito di 78 miliardi di euro da parte della Troika (UE-BCE-FMI). proprio in queste settimane è uscito dal programma di assistenza, ma la politica di austerità del Governo conservatore di Pedro Passos Coelho deve continuare, come ha chiesto espressamente la Troika.

Le misure anticrisi - contestate da partiti di opposizione, sindacati e associazioni per i tagli agli stipendi e alle pensioni e l'aumento dell'orario settimanale di lavoro nel pubblico impiego - hanno prodotto una diminuzione della disoccupazione, passata dal 17,5% al 15,1% del primo trimestre di quest'anno, ma che resta tra le più alte dell'Unione europea.

Tra i giovani di età inferiore ai 25 anni, che sono anche i principali candidati a recarsi all'estero, la disoccupazione continua ad essere al 37,5%. (ANSAmed).

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