Siria: Amnesty, torture e crimini anche da ribelli 'filo-Usa'

Armati da Riad e Ankara, usano sharia e terrore contro civili

05 luglio, 12:15

Combatttenti di Al Nusrra marciano su un villaggio a nord di Aleppo (archivio) Combatttenti di Al Nusrra marciano su un villaggio a nord di Aleppo (archivio)

ROMA - Rapimenti, torture e uccisioni sommarie da parte dei gruppi armati che agiscono nelle province di Aleppo, Idlib e in altre zone del nord della Siria. La denuncia viene da Amnesty International, che rileva come alcuni di questi gruppi, benchè responsabili di violazioni delle leggi di guerra, siano sostenuti da paesi quali Arabia Saudita, Qatar, Stati Uniti d'America e Turchia.

La denuncia di Amnesty fornisce una fotografia di come si vive nelle zone controllate dai gruppi armati, in cui sono state create, sottolinea l'organizzazione, istituzioni amministrative e semi-giudiziarie (sulla stessa linea dunque di quelle create dall'Isis nei territori che controlla, ndr.).

"Buona parte della popolazione vive nel terrore di subire rapimenti se vengono espresse critiche verso i gruppi armati o non ci si conforma alle rigide regole da questi imposte" - ha spiegato Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

"Oggi ad Aleppo e Idlib i gruppi armati sono liberi di commettere crimini di guerra e altre violazioni del diritto internazionale umanitario nella più completa impunità, ricorrendo persino agli stessi metodi di tortura utilizzati abitualmente dal governo siriano" - ha proseguito Luther. "Gli stati che fanno parte del Gruppo internazionale di supporto alla Siria, tra cui Arabia Saudita, Qatar, Stati Uniti d'America e Turchia, devono sollecitare i gruppi armati a porre fine agli abusi e a rispettare le leggi di guerra e devono inoltre cessare di fornire armi o altre forme di sostegno a gruppi implicati in crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani".

Il documento reso pubblico oggi da Amnesty International si concentra sull'operato di cinque gruppi armati che, dal 2012, controllano parti delle province di Aleppo e Idlib: il Movimento Nour al-Dine Zinki, il Fronte al-Shamia, la Divisione 16, il Fronte al-Nusra e il Movimento islamico Ahrar al-Sham di Idlib.

Questi gruppi, in diversi momenti del 2015, si sono aggregati alla coalizione Conquista di Aleppo (Fatah Halab).

Alcuni di questi gruppi, come il Fronte al-Nusra, il Fronte al-Shamia e il Movimento islamico Ahrar al-Sham hanno istituito un loro "sistema giudiziario" basato sulla legge islamica (sharia), che si avvale di uffici della procura, forze di polizia e centri di detenzione. I "giudici", in alcuni casi, non hanno alcun rudimento della sharia.

Il Fronte al-Nusra e il Movimento islamico Ahrar al-Sham, applicando una rigida interpretazione della sharia, hanno introdotto sanzioni equivalenti a maltrattamenti e torture.

Il documento di Amnesty International descrive i casi di 24 persone rapite tra il 2012 e il 2016 nelle zone di Aleppo e Idlib (tra cui attivisti pacifici, esponenti delle minoranze religiose e persino minorenni) e cinque casi di persone torturate dopo il rapimento, tra il 2014 e il 2015, da parte del Fronte al-Nusra e del Movimento Nour al-Dine Zinki. Fra i casi segnalati quello di un attivista politico torturata per tre giorni ad Aleppo da al-Nusra per aver organizzato manifestazioni pacifiche nel 2011; di un operatore umanitario tenuto in isolamento per due mesi da Nour al-Dine Zinki e costretto a confessioni sotto tortura; rapimenti di giornalisti, media-attivisti e avvocati, oltre che di tre minorenni; esecuzioni sommarie in pubblico dopo "condanne" di sedicenti tribubali, come nel caso di un diciassettenne accusato di omosessualità, di una donna accusata di adulterio, di soldati dell'esercito siriano ma anche di miliziani "rivali" e dell'Isis. (ANSAmed).

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