Sijilmassi, Upm strumento per consolidare stabilità Libia

Intervista con il segretario generale dell'Unione per il Med

14 luglio, 13:34

(di Paola Del Vecchio) (ANSAmed) - MADRID, 14 LUG - "Il corridoio centrale del Mediterraneo, la rotta che più interessa l'Italia, è sotto un'intensa pressione migratoria. Per alleggerirla, la questione è stabilizzare la Libia, garantirne l'integrità territoriale, cooperare nella costruzione della pace con il governo del paese riconosciuto dalla comunità internazionale. E l'Unione per il Mediterraneo è uno strumento politico per consolidare la stabilità dello Stato libico". E' quanto afferma in un'intervista ad ANSAmed il segretario generale dell'Upm, Fatallah Sijilmassi. Per Sijilmassi "non è stato mai più chiaro che le sfide della regione richiedono risposte collettive e concertate, in una visione strategica globale che coinvolga Europa, la regione mediterranea e Africa". 85mila arrivi sulle coste italiane nei primi sei mesi dell'anno, con un aumento del 21% rispetto allo stesso periodo del 2016, secondo Frontex. Come gestirli? Sijilmassi non si pronuncia sul negoziato fra l'Italia e la Ue per un possibile cambio della missione Triton, ma evidenzia: "La discussione è importante per un impianto europeo della gestione dei flussi migratori. Ma è altrettanto decisivo lavorare nello spirito del partenariato euromed fra Ue e Africa e nell'intera mappa dei paesi associati nell'Upm, per dare risposte alle sfide comuni: il terrorismo, le migrazioni irregolari, la radicalizzazione o la disoccupazione e la mancanza di prospettive per i nostri giovani".

Cosa significa in termini di azioni? "Significa che la soluzione è nella cooperazione e nel dialogo regionale, e investire nello sviluppo, per rendere sostenibili i flussi migratori. Il quadro di riferimento è il summit di La Valletta, nel novembre 2015, che ha riconosciuto che le migrazioni rappresentano una responsabilità condivisa dei paesi di origine, di transito e di destinazione e ha fissato i parametri cui attenersi. La road map è quella adottata dai ministri degli esteri dei 43 Stati membri dell'Upm al Secondo Foro Regionale celebrato a gennaio a Barcellona". Si può replicare con la Libia l'intesa Ue-Turchia? "Per il corridoio del Mediterraneo centrale delle migrazioni, è decisivo il consolidamento dello Stato libico. Noi speriamo che la Libia possa essere presto parte dell'Upm, dove oggi è presente solo come osservatore, perché la popolazione possa godere dei benefici dell'associazione euromed. Nel frattempo, bisogna gestire l'emergenza nel quadro dei compromessi raggiunti dalle istituzioni europee".

Significa che l'Italia è lasciata sola a far fronte all'accoglienza dei flussi che stanno diventando insostenibili? "Mi permetta di non fare commenti nel merito. Ma voglio rilevare che come Upm siamo completamente coinvolti nell'investire energie per promuovere attività, metodologie, strumenti, per incentivare educazione, lavoro, sviluppo in alcune aree del nord Africa più soggette alle migrazioni, con la prospettiva di migliorare le condizioni per tutti. Penso a iniziative come 'Med4Jobs', che integra progetti per la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo delle Pmi e il settore privato. Speriamo di potere presto coinvolgere anche la Libia, una volta superata la transizione, aiutandola a integrarsi nel partenariato. Lo auspico anche come marocchino, trattandosi di un paese del Maghreb, con il potenziale di recuperare un ruolo importante nell'area". (ANSAmed)

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