Nicolini, l'illegalità è il problema del Mediterraneo

L'ex sindaco di Lampedusa a bordo barca di Progetto Mediterranea

31 luglio, 11:33

Simone Perotti con l'ex sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini Simone Perotti con l'ex sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini

Simone Perotti, scrittore e comandante della spedizione Progetto Mediterranea, ha incontrato l'ex sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. Questo è il suo racconto.

Giusi Nicolini, da poche settimane ex sindaco di Lampedusa, mi raggiunge a bordo di Mediterranea, ormeggiata al porto vecchio di Lampedusa. Le chiedo cosa è successo a Lampedusa. "Ero stata eletta col 26% dei voti, assai contrastata dall'isola. Provengo dalla cultura dell'antimafia e dell'ambientalismo e qui il problema dell'isola è l'illegalità.
Ho incentrato la mia attività sullo sviluppo sostenibile, ed è questo che ha fregato la mia amministrazione". Chiara e diretta, un buon inizio. Dopo le elezioni del 2012 la sua maggioranza si è trovata subito in minoranza: "Pressioni, intimidazioni, molti consiglieri hanno mollato. Hanno famiglie, vanno capiti. Ma il progetto era serio, volevo risolvere la questione energetica dell'isola, ma non si ferma una centrale termoelettrica, altrimenti si spegne tutto. Volevo continuare a fare il sindaco per finire il lavoro iniziato. Ma me lo hanno impedito.
L'illegalità è il problema del Mediterraneo. Genera inquinamento, sfruttamento, traffici di droga e di persone.
Bastano due o tre famiglie mafiose colpite nei loro interessi dal lavoro sulla legalità che tutto si ferma. E infatti hanno reagito". La parola mafioso in bocca a un ex sindaco siciliano fa impressione. "Ma c'è anche altro. Perché Maroni, all'epoca, a fronte di 25.000 tunisini che arrivarono, parlò di "tsunami umano"? 25.000 migranti dell'epoca, niente rispetto ai 90.000 in Italia oggi. Perché drammatizzare in quel modo? E perché bloccarli qui, invece di farli defluire, se non per creare un'emergenza, crearla, capisci, non c'era, l'hanno creata. La Lega così poteva vincere, cavalcando questi temi, le seguenti amministrative, e accadeva anche altro". "I miei primi due anni sono stati durissimi. L'annus horribilis fu il 2011 per i migranti, ma anche dopo è stata dura. Vedere i cadaveri, uno solo era troppo, figuriamoci decine. E il tutto mentre venivo minacciata, subivo intimidazioni, io e molti che hanno lavorato con me. E senza alcuna solidarietà, o almeno non quella che attendevo. Fino alla visita del Papa, che è uno degli uomini 'più avanti' che ci sono nel panorama mondiale. Disse che bisogna combattere l'indifferenza e l'anestesia del cuore,
conservare la capacità di ribellarsi. Un lampo di sole nella burrasca, la sua venuta. Lavorammo come matti, tutto all'ultimo,
tutto senza risorse e di corsa. Ne valse la pena, ma anche quella visita non venne capita qui. Mi dissero che veniva non per i lampedusani, ma per i migranti". Parole amare, venate di rabbia, che penso di poter comprendere. "La Cancellieri mi ascoltò. E anche dall'estero ho avuto cento segni di ascolto e di sostegno. Un'Europa sensibile, come anche un'Italia sensibile, esiste". Torno sulla questione dell'emergenza:
"L'invasione non c'era. I media hanno raccontato solo l'emergenza. Ma c'era molto di più qui, un'idea, un modello,
un'organizzazione". E i lampedusani, come hanno vissuto questi anni? "Non possono lamentarsi. Oggi hanno un ginecologo h24,
prima se lo sognavano. Qui nessuno può urlare all'amministrazione: 'Prima i lampedusani!' come è invece possibile in molte parti d'Italia. La maggioranza delle periferie italiane ha meno di quello che hanno loro". Venature di rancore, tra le sue parole. Comprensibili, visto che alle elezioni è finita addirittura al terzo posto. Secondo la ex sindaca i 90.000 migranti del 2017 in Italia sarebbero gestibili molto facilmente, le migliaia di comuni italiani dovrebbero e potrebbero contribuire. Mi ricorda l'appello all'ospitalità che fece alla gente: "Avevo la fila di fronte al comune, gente che si rendeva disponibile ad ospitare, o che metteva a disposizione la seconda casa. Fu un privilegio vedere quella scena. Ma ti dico che la gente è così, e se qui vivessero dei bergamaschi avrei visto la stessa solidarietà". Una visione alta della società, che in un'epoca di politici dal pensiero debole potrebbe portarla molto lontano, ora che è entrata nella Segreteria nazionale del PD. Poi continua: "Se potessi abbatterei le acque territoriali. Servono solo a fare accordi tra stati sullo sfruttamento del mare. Il mare è di tutti quelli che ci stanno dentro, non ha sovranità".
Le chiedo della Sicilia. Abraham Yehoshua a Tel Aviv, qualche settimana fa, ci ha detto che per lui dovrebbe essere la capitale degli Stati Uniti del Mediterraneo. "Magari! Solo che la Sicilia non la sento. Non è protagonista. Non ha ruolo. Dovrebbe avere più coraggio". (ANSAmed).

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