'Med allargato', missione Niger una svolta per Italia

Analista, più peso nelle sfide immediate e ai tavoli Ue

23 gennaio, 13:28

(ANSAmed) - IL CAIRO, 23 GEN - L'imminente missione militare italiana in Niger ha rilievo perchè segna, in un "allargamento dell'arco di crisi Mediterraneo", una svolta dell'Italia nell'affrontare "sfide immediate" come quella migratoria e nella ricerca di un maggior peso - sebbene nel Sahel resti la "predominanza storica" francese - ai tavoli europei dove si determina la politica mediterranea e migratoria.

Lo ha sottolineato il professor Dario Cristiani, docente al Vesalius College di Bruxelles e analista per la Jamestown Foundation. La missione in Niger "credo sia molto interessante da un punto di vista politico-diplomatico, nonostante il numero relativamente esiguo di soldati", ha scritto Cristiani ad ANSAmed. "Insieme alla recente apertura di un'ambasciata Italiana a Niamey, prima nel Sahel per l'Italia, Roma ha preso atto di quello che definisco una sorta di 'allargamento dell'arco di crisi Mediterraneo', ha aggiunto Cristiani.

Insomma, "se prima la politica estera italiana nel Mediterraneo si limitava ai paesi strettamente rivieraschi, ora l'Italia ha preso atto che le dinamiche strategiche del post-Primavere Arabe hanno rafforzato i legami esistenti tra l'area del Sahel e quella del Maghreb". Si tratta, sottolinea l'analista, di "legami che sono sempre esistiti, ma la cui forza variava a seconda del periodo. Invece, questa missione chiarisce che la visione dell'Italia riguardante la sicurezza Mediterranea non si esaurisce con le sponde, ma si spinge sin dentro gli spazi sahariano-saheliani". "Queste erano aree legate a doppio filo al Mediterraneo e questi legami strategici stanno riemergendo", nota Cristiani.

"Muovere soldati dai teatri iracheni e afghani, in tal senso, denota anche una riscoperta di un certo modo di fare politica estera più legata alle sfide immediate che l'Italia deve affrontare, che non alla necessita' di salvaguardare determinate relazioni diplomatiche, nonostante essere rimangano fondamentali".

Nell'offrire ad ANSAmed una "seconda riflessione", il Direttore dell'Executive Training in Global Risk Analysis and Crisis Management del Vesalius sottolinea come l'Italia abbia "capito che la partita per 'determinare' le direttrice della politica Mediterranea dell'Ue, in senso ampio, non si gioca più solo nei paesi rivieraschi, ma si spinge nel Sahel-Sahara".

"Chiaramente, da questo punto di vista - aggiunge Cristiani - serve un certo equilibrismo, vista la predominanza storica dei francesi nella regione. Però la presenza dei tedeschi in Mali e ora dell'Italia in Niger rappresenta un tentativo quantomeno di affiancare la Francia". E' "chiaro" che l'Italia non ha "la profondità strategica, culturale, economica e linguistica della Francia nella regione, avverte lo studioso aggiungendo che "però e' un passo importante, in particolar modo se si pensa che il ruolo francese in Libia, sin dall'inizio della rivoluzione nel 2011, è stato molto poco attento alle necessita' italiane". Ammettendo che "non sara' la presenza di 470 soldati a cambiare le dinamiche geo-strategiche nella regione", Cristiani dice pure di dubitare "che questo numero sia congruo anche per porre freno ad un fenomeno enorme come quello migratorio che sarà uno dei trend epocali dei prossimi decenni, per non parlare di tutti gli altri traffici che avvengono in quell'area del mondo". "Al tempo stesso", la missione in Niger "denota la presa di coscienza Italiana sulla necessita' di far considerare Roma, in maniera più marcata, parte dell'equazione regionale di quello che potremmo definire il 'grande Nord Africa, dal Mediterraneo al Sahel, equazione che poi si tradurrà anche in potere negoziale ai tavoli di Bruxelles, soprattutto quando la Gran Bretagna uscirà dall'Unione, in particolare sui dossier migratori e di politica estera complessiva". (ANSAmed).

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