Paesi Med omogenei per grave fenomeno disoccupazione

Rapporto Cnr, da Libia a Grecia oltre 45% giovani senza lavoro

15 marzo, 10:38

Manovali al lavoro in uno scavo archeologico a Giza, in Egitto Manovali al lavoro in uno scavo archeologico a Giza, in Egitto

ROMA - Il quadro del mercato del lavoro per i giovani e le donne dei Paesi del Mediterraneo è omogeneo, con alti tassi di disoccupazione e bassi tassi di occupazione, seppure con ragioni diverse: mentre nei Paesi della riva nord del mare la disoccupazione deriva da frizioni di mercato e per la stagnazione dell'economia, per la riva sud, che negli ultimi anni è riuscita a crescere nonostante le crisi, è dovuto a fenomeni demografici. Questo il principale focus del tredicesimo Rapporto sulle economie del Mediterraneo del 2017, realizzato dall'Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del CNR e presentato a Roma nella conferenza "L'area mediterranea tra disoccupazione, emigrazione, nuove opportunità di sviluppo economico".

Il documento è stato curato da Eugenia Ferragina, venuta tragicamente a mancare proprio la notte alla vigilia della presentazione e della quale tutti i partecipanti all'incontro hanno sottolineato il grande valore come ricercatrice e come persona. Il rapporto analizza importanti fenomeni che interessano il bacino del Mediterraneo: il perdurare della crisi economica, le profonde trasformazioni demografiche; l'alto tasso di disoccupazione giovanile; la fuga di cervelli; l'emigrazione dai paesi dell'Europa meridionale; il forte flusso migratorio in entrata.

Secondo quanto riferito nel documento, il problema dell'elevata disoccupazione giovanile "è particolarmente grave nei Paesi mediterranei", dove il tasso del fenomeno tra i giovani tra i 15 e i 24 anni è elevato, con quattro Paesi che nel 2015 hanno raggiunto livelli di disoccupazione superiori al 45%: Bosnia-Erzegovina (66,9%), Libia (50%), Spagna (49,4%), Grecia (49,2%). "In tutti i Paesi del Mediterraneo i giovani hanno più difficoltà ad accedere al mercato del lavoro", ha sottolineato Salvatore Capasso, direttore dell'Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del Cnr (CNR-ISSM) presentando il rapporto. "Le ragioni sono diverse ma la fotografia che emerge mostra che i problemi sono uguali ovunque". Per il futuro sono importanti "tre parole chiave: sicurezza idrica, alimentare energetica", che sono "la porta per uno sviluppo sostenibile meno diseguale e robusto che coinvolga le fasce piu fragili dei giovani e delle donne".

"L'integrazione" dei Paesi dell'area "è importante, per l'Algeria è una priorità" e, ad esempio, il settore energetico "può esserne il motore", ha spiegato Abdelhamid Senouci Bereksi, ambasciatore dell'Algeria in Italia. Hassan Abouyoub, ambasciatore del Marocco in Italia, ha dichiarato che nel Mediterraneo è evidente "il fallimento dei modelli condivisi di sviluppo". È necessario "continuare le politiche vicinato per costruire un'economia integrata", ha sottolineato Senén Florensa i Palau, console generale di Spagna a Roma. Nel Mediterraneo "il multilateralismo non è una scelta, ma un obbligo imperativo, perché tutte le questioni sono transfrontaliere", ha infine spiegato Enrico Granara, coordinatore per gli affari multilaterali nell'area euro-mediterranea del ministero degli Esteri.

In Europa sul tema del Mediterraneo manca "una grande politica, con mezzi, unità di azione e idee", ha sottolineato l'ex presidente del Consiglio Romano Prodi e presidente della Fondazione per la Collaborazione fra i Popoli. "Ho proposto l'idea delle università miste tra i Paesi del sud e del nord, una banca del Mediterraneo, ma soprattutto una grande politica come abbiamo fatto con l'est. Nessun Paese del sud sarà membro dell'Ue, ma il rapporto politico stretto e forte deve essere fatto". Altre iniziative "sono utili, ma purtroppo oggi il Mediterraneo resta un mare che ci separa e non che ci unisce". 

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