Catalogna: compagna leader in cella, 'lotta non si fermera'

Bonet, 'condanna Cuixart dimostrerà referendum fu legittimo'

10 gennaio, 15:49

(di Gaetana D'Amico) (ANSAmed) - BARCELLONA, 10 GEN - "Mai e poi mai avremmo pensato che Jordi sarebbe stato arrestato e imprigionato. Ma il processo che lo attende servirà a dimostrare che quello che ha fatto e' legittimo e soprattutto che il referendum sull'autodeterminazione e' stato legittimo". Txell Bonet e' un fiume in piena. Giornalista, 43 anni, e' la compagna di Jordi Cuixart, presidente di Omnium Cultural, (organizzazione indipendentista catalana), in carcere preventivo dall'ottobre del 2017 dopo il referendum sull'indipendenza della Catalogna dove oltre l'80% di coloro che andarono a votare (2,3 milioni SU 5,3 aventi diritto) si disse a favore. La situazione e' precipitata dopo la proclamazione di indipendenza del presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, respinta da Madrid che poi ha reagito prendendo il controllo del Parlamento e incriminando i leader. Le accuse a carico di Cuixart sono di 'ribellione', per aver portato avanti il progetto politico dell'indipendenza, un reato che prevede 30 anni di reclusione, ma il processo a suo carico non e' ancora iniziato, ne' tantomeno c'e' mai stata un'udienza per la libertà su cauzione. Insieme a lui sono in carcere anche altri esponenti della societa' civile, come Jordi Sanchez, oltre a diversi politici, tra cui l'ex vicepresidente della Catalogna, Oriol Junqueras. Nella sede di Omnium, nel centro di Barcellona, la compagna di Cuixart racconta a un gruppo di giornalisti stranieri le vicissitudini di questi ultimi mesi. "Stanno cercando di distruggerci, ma non ci riusciranno", si accalora subito. "Il 15 gennaio e' il termine ultimo per la presentazione dei documenti da parte della Difesa. Dopo quella data, tra due-tre settimane, dovrebbe essere fissato il processo. A quel punto potremo dimostrare le irregolarità' della giustizia spagnola", spiega Txell, madre di un bimbo di 18 mesi avuto con Jordi. "Ma anche se venisse condannato, la nostra lotta per l'indipendenza non si fermera'. Mi dico spesso che dovrei prepararmi al peggio, ma allo stesso tempo ho fiducia anche se non e' che penso che il mio compagno possa uscire la settimana prossima e che quindi dovrò pulire casa", dice con una risata forzata. "Lui e' molto ottimista e forte. Mi dice sempre: sto in prigione, cosa può succedere di peggio? Le nostre famiglie hanno vissuto nel periodo della dittatura, siamo abituati alle situazioni difficili. Rimpianti? Nessuno. Ne' io, ne' lui, l'ho rispetto molto perché quello che fa e' legittimo. E so di non essere sola. Le manifestazioni per chiedere il suo rilascio e quella degli altri, a Natale e Capodanno, lo hanno dimostrato".

Con l'incarcerazione di Cuixart, Omnium Cultural si e' dovuta adattare al cambiamento, "ma non ha perso i suoi principi e i suoi obiettivi che sono quelli di diffondere la coesione sociale, l'integrazione della lingua e cultura catalana e difendere i diritti dell'uomo", sostiene Marcel Mauri, vicepresidente dell'organizzazione che oggi conta 133mila membri. Da quando il leader e' in carcere, lui si e' dovuto assumere più' responsabilità', ma ci tiene a precisare che il capo e' e rimane Jordi. "Anche dal carcere continua a difendere i diritti fondamentali dell'uomo", spiega. "Certo anche noi abbiamo fatto degli errori, quello di non credere che uno stato moderno europeo poteva rispondere con la violenza a una proposta di dialogo. Ma siamo solo noi ora a pagare quell'errore".

Secondo Mauri, 'se la Giustizia spagnola e' equa, i leader saranno assolti, ma anche se venissero condannati, noi siamo pronti a rivolgerci alla Corte di Strasburgo". "L'unico modo per uscire da quest'impasse e' l'indipendenza e noi siamo sempre pronti al dialogo, ma Madrid continua a non rispondere alle nostre richieste. I sondaggi pero' confermano che oggi la volontà' del popolo e' ancora più forte. La domanda e': per quanto tempo ancora Madrid ignorera' il fatto che la maggioranza vuole l'indipendenza?". (ANSAmed).

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