A Filadelfia in mostra i disegni di Giuseppe Penone

Rassegna Fiume di Forme celebra donazione. NYT, "da non perdere"

di Alessandra Baldini NEW YORK

'Pensieri e linfa', un grande lino di trenta metri dove le parole si legano in uno 'stream of conscience' con l'ombra di un albero realizzato in 'frottage', accoglie i visitatori di quella che per il 'New York Times' è una delle mostre assolutamente da vedere questo autunno negli Usa: "River of Forms", fiume di forme, è la retrospettiva che il Museum of Art di Filadelfia dedica da domani fino al 26 febbraio a Giuseppe Penone per celebrare l'eccezionale donazione che l'artista piemontese, tra i più giovani e significativi esponenti di Arte Povera, ha fatto di oltre 300 opere su carta e cinque libri d'artista, per un arco cronologico di cinque decenni. Circa 200 di queste opere, assieme a 21 incisioni e 12 sculture una delle quali, due alberi senza tempo di bronzo e alluminio i cui rami si intrecciano cercando il cielo, è allestita all'esterno del museo, sono entrate nella mostra che illumina il ruolo del disegno nella pratica artistica di Penone informando e precedendo le grandi sculture che lo hanno reso famoso. I disegni riflettono una serie di tecniche, tra cui il 'frottage' (la pittura per sfregamento), la biro, il caffè, la carta di riso, la grafite e l'acquarello. L'artista ha regalato a Filadelfia i disegni in omaggio alla moglie Dina Carrara, facendo in questo modo del museo il più importante custode di opere dell'artista negli Stati Uniti. Altrettanti disegni sono andati al Centre Pompidou di Parigi: saranno presentati in una mostra che aprirà il 19 ottobre.

"Il museo di Filadelfia ha profonde relazioni con l'Europa", oltre ad avere al suo interno un'opera come "Étant donnés" di Marcel Duchamp: "Un lavoro che mi ha sempre sedotto per il suo mistero fuori dal tempo", ha detto l'artista vincitore del Praemium Imperiale nel 2014, spiegando il perché della scelta 'americana'. Per anni Penone ha tenuto i disegni con sé nella speranza che alla fine sarebbe stato possibile studiarli nel loro complesso, ha spiegato il curatore della mostra, Carlos Basualdo, che considera il piemontese "uno dei più influenti scultori viventi al mondo". Mostra e catalogo sono stati facilitati da donatori privati e dal direzione generale per la Creatività del ministero della Cultura. Indiretta 'madrina' del progetto è stata Pepi Marchetti Franchi, direttrice di Gagosian a Roma che nel 2014 aveva affidato a Basualdo una ambiziosa pubblicazione delle opere di Penone. "Il dono, frutto delle conversazioni che abbiamo avuto in quegli anni, è anche un tributo alla dedizione di Pepi al lavoro di Giuseppe", ha detto il curatore americano. Il 2022 è un anno importante per il 75enne artista piemontese in America: alla Frick Collection ha chiuso a fine agosto la mostra di undici "Propagazioni", grandi dischi di porcellana realizzati dalle leggendarie manifatture di Sevres. Ciascun disco parte dall'impronta digitale di una delle dita delle mani dell'artista in un simbolo metaforico dell'atto della creazione. Penone lavora su questo concetto dal 1997: le impronte "disegnano con le linee della pelle la superficie delle cose che diventano un disegno che si propaga nello spazio come onde sulla superficie dell'acqua", ha scritto cinque anni fa in 'Pensieri e Linfa'.

La mostra di Filadelfia coincide con quella romana alle Terme di Caracalla: aperta fino a fine ottobre, "Idee di Pietra" consiste in quattro alberi di bronzo - Identity, Triplice, Olmo, e Ciliegio - installati tra le rovine che invitano il visitatore a riflettere sulla relazione emblematica tra uomo e natura, spazio e tempo. 

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