Canova, genio europeo, un ritratto 'oltre l'artista'

A Bassano del Grappa 140 opere anche ultimo capolavoro ritrovato

di Marzia Apice ROMA

 Una splendida figura di donna distesa, con un'espressione sul viso di estasi mista a dolore, e una lacrima a rigarle la guancia: c'è anche la "Maddalena giacente", l'ultimo capolavoro di Antonio Canova ritrovato dopo quasi due secoli di oblio, tra le oltre 140 opere che compongono la grande mostra con cui il Museo Civico di Bassano del Grappa celebrerà dal 15 ottobre il grande scultore neoclassico in occasione dei 200 anni dalla morte. Dal titolo "Io, Canova.
    Genio europeo", l'esposizione, presentata oggi a Roma e che resterà allestita fino al 26 febbraio 2023, mette insieme opere di valore inestimabile, tra sculture, dipinti, disegni e documenti. Pur nell'assenza, a causa del conflitto russo-ucraino, delle opere provenienti da Kiev e San Pietroburgo, prestiti importanti concessi da istituzioni italiane e internazionali compongono un percorso rigoroso ed esaustivo, in cui figurano anche pezzi mai visti, come appunto la "Maddalena giacente", realizzata da Canova poco prima di morire per Robert Jenkins, secondo conte di Liverpool e primo ministro inglese, oggi finalmente ritrovata dopo esser rimasta in un giardino alle intemperie per 70 anni (nel 2002 è stata battuta all'asta per poco meno di 5000 sterline, con il nuovo proprietario del tutto ignaro del valore enorme della statua poi attribuita a Canova). Tra le opere esposte anche alcune di quelle, preziosissime, sottratte da Napoleone per realizzare il suo 'museo universale' a Parigi - dall'antico calco in gesso del "Laocoonte" alla "Deposizione" di Paolo Veronese, da "La Fortuna" di Guido Reni all'"Assunzione della Vergine" di Agostino Carracci - che lo scultore di Possagno ricondusse in Italia nel 1815 in una coraggiosa missione diplomatica, dopo aver ricevuto l'incarico dallo Stato Pontificio. E poi ancora nel percorso anche il marmo della "Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein", il grande gesso della "Religione", "Marte e Venere" realizzato per Giorgio IV d'Inghilterra e l'"Endimione dormiente", tutte opere necessarie a ricostruire il contesto in cui Canova visse e operò. Spettacolare e ricca di capolavori, la mostra ha tuttavia l'ambizione di offrire al pubblico non soltanto la testimonianza di un talento unico al mondo, ma di andare 'oltre l'artista' e il suo universo estetico. Nel progetto espositivo, curato da Giuseppe Pavanello e Mario Guderzo, con la direzione scientifica di Barbara Guido e il patrocinio e il contributo del "Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della morte di Antonio Canova" presieduto da Vittorio Sgarbi, le opere esposte racconteranno anche "un altro Canova", soffermandosi sull'uomo, sulla formazione, sulla sua passione di collezionista, sul quel delicato ruolo di diplomatico che lo fece partecipare attivamente alla storia europea. Non mancherà la rievocazione di importanti commissioni, con il racconto delle vicende legate alla realizzazione di opere come il Monumento funerario per Orazio Nelson e quello per Papa Clemente XIII, o la descrizione dei rapporti che Canova ebbe con mecenati, pontefici, principi e nobili. "Questa mostra è un miracolo italiano: è incredibile che in una città così piccola si sia realizzato un progetto così impegnativo anche economicamente", ha detto il curatore Giuseppe Pavanello, "Ci sono assenze da San Pietroburgo e da Kiev, ma c'è la Maddalena giacente insieme a Endimione: queste sono opere tarde, quando cioè Canova apre al Romanticismo. La statua in quel momento diventa sdraiata, orizzontale, e le figure sono ritratte in situazioni di inconscio. Su questa nuova sensibilità dell'artista si è riflettuto poco". "La mostra ha purtroppo una limitazione oggettiva, data la mancanza delle opere provenienti da Kiev e San Pietroburgo, ma resta straordinariamente ricca", ha detto Vittorio Sgarbi, presidente del Comitato Nazionale delle celebrazioni, "i proprietari del marmo della Maddalena giacente probabilmente hanno intenzione di lasciarlo a lungo a Possagno: forse l'opera potrebbe essere acquistata dallo Stato italiano, visto che è rimasta invenduta all'ultima asta".
   

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