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Alunni Alfedena e Avezzano piantano il loro 'bosco diffuso'

Scuole partecipano a progetto con Cc Reparto Biodiversità

(ANSA) - CASTEL DI SANGRO, 27 OTT - I Carabinieri del Reparto Biodiversità di Castel di Sangro (L'Aquila) hanno piantato altri due nuclei di "bosco diffuso" insieme ai bambini delle Scuole Primarie di Alfedena e di Paterno, frazione di Avezzano. Questi boschetti, insieme ad altre centinaia piantati in Italia nel progetto "Un albero per il futuro" (https://unalberoperilfuturo.rgpbio.it/) costituiscono un'imponente massa di alberi, oltre 5.000, in grado di immagazzinare oltre 80 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. I bambini hanno partecipato alla messa a dimora di alberelli di faggio, roverella, cerro orniello, acero, sorbo e corniolo. Hanno partecipato anche i volontari in servizio presso il Reparto Carabinieri Biodiversità, 11 ragazzi tra i 20 e i 25 anni che partecipano al progetto LIFE ESC360 (monitoraggio della biodiversità nelle Riserve Statali comprese nelle aree della Rete Natura 2000 dell'Ue), coinvolgendo gli alunni in giochi di riconoscimento delle principali specie tutelate a livello europeo presenti nelle Riserve Naturali Statali gestite dai Carabinieri.
    L'iniziativa, in corso in tutta Italia con i 28 Reparti Carabinieri Biodiversità, si inquadra nel progetto di educazione ambientale "Un albero per il futuro - crea il bosco diffuso", volto a costituire migliaia di piccoli nuclei di foreste autoctone la cui posizione può essere visualizzata su https://unalberoperilfuturo.rgpbio.it/ dove si può verificare in tempo reale il contributo all'assorbimento di CO2 da parte della biosfera. I boschetti sono costituiti solo da specie autoctone e saranno accuditi direttamente dai ragazzi coinvolti, che potranno veder crescere il "bosco diffuso" parallelamente alla loro crescita personale. Gli habitat ricostituiti, protetti anche a livello europeo dalla Direttiva 92/43/CEE "Habitat", sono la faggeta mesofila con agrifoglio e il bosco termo-xerofitico a roverella, habitat che devono essere tutelati, perché giudicati in stato di conservazione inadeguato o cattivo e in fase di peggioramento in base all'ultimo Rapporto del Ministero per la Transizione Ecologica e dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. (ANSA).
   

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