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Salsedo, storia di un anarchico 'suicidato' negli Usa

Editore Galzerano spiega vicenda degli anni di Sacco e Vanzetti

GIUSEPPE GALZERANO, 'ANDREA SALSEDO - VITA, GALERA E MORTE DELL'EDITORE ANARCHICO 'SUICIDATO' DALLA POLIZIA AMERICANA' (Galzerano Editore, Casalvelino Scalo, pp.168, euro 50,00)

Non è passato alla storia come Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, gli anarchici mandati a morte innocenti negli Stati Uniti alla fine degli anni Venti, ma la storia di Andrea Salsedo, morto in quegli stessi anni negli States, lascia ugualmente l'amaro in bocca. L'editore e scrittore cilentano 68enne Giuseppe Galzerano, a un secolo dalla morte di Salsedo, tenta di squarciare il velo su una vicenda complessa. "Il 3 maggio 1920 'volò' da una finestra 'suicidato' dalla polizia a New York" spiega Galzerano, laurea in Pedagogia e in Lettere, già docente di Materie Letterarie con un interesse per la storia del movimento anarchico, operaio e rivoluzionario. "Salsedo sospettato di aver stampato dei volantini in inglese trovati tra le macerie di un attentato, era stato arrestato con l'anarchico calabrese Roberto Elia, un altro tipografo, due mesi prima e trattenuto illegalmente senza mandato di arresto". Alla moglie Maria Petrillo, evidenzia Galzerano, "gli agenti suggerirono di rispondere a chi domandava del marito col dire ch'era in ospedale". Stanco di subire pestaggi, torture e interrogatori - anche se innocente - 'confessa' di aver stampato il volantino, "anche perché si tratta di un eventuale reato, penalmente irrilevante, con la speranza di tornare a casa, ma invece viene lanciato dal quattordicesimo piano di Park Row e viene trovato sfracellato sul marciapiedi". Evidentemente gli anarchici per la polizia sono particolarmente adatti a 'volare', dice con sarcasmo Giuseppe Galzerano e aggiunge: "La stampa americana denunzia l'abuso poliziesco e gli agenti, per difendersi, dicono che era stato lo stesso Salsedo a chiedere di rimanere in galera e lo avevano accontentato, addirittura portandolo al ristorante e al cinema...". La moglie è costretta a tornare all'isola di Pantelleria con i suoi due figli, ma denunzia le autorità americane per la morte del marito chiedendo un risarcimento di centomila dollari. Tra i denunciati anche Micthell Palmer, candidato (non eletto) alla presidenza degli Stati Uniti. Il giudice Manton respinge la denunzia della moglie, anzi la vorrebbe processare per aver leso l'onore della polizia americana. Adesso un discendente di Andrea Salsedo è un senatore democratico. L'altro protagonista, Roberto Elia, è costretto a tornare in Italia e poi muore a Napoli nel 1924. "Andrea Salsedo - dice Galzerano - non verrà mai riabilitato: riconoscere la verità sulla sua morte significherebbe incolpare di omicidio la polizia di New York". Una storia inedita dell'Italia errante, ribelle e sovversiva del primo Novecento si legge nella copertina del libro, "ricostruita per la prima volta, nella ricorrenza del centenario, grazie alla ricerca di un'ampia documentazione archivistica e giornalistica, italiana e americana, oltre alla pubblicazione di materiale secretato dal Department of Justice, l'attuale FBI". Forse anche per Salsedo si dovrebbe comporre un'altra 'Heres' to you', forse anche per Salsedo ci vorrebbe un film con le musiche di Ennio Morricone per fare luce su una morte ingiusta di un italiano in terra straniera. Ne è convinto Galzerano che conclude: "Non è la prima volta che uomini affidati alla custodia dello Stato - in America, in Italia o altrove - siano stati uccisi. Il governo italiano è chiamato a tutelare la vita dei propri cittadini, in patria e all'estero". 

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