In Toscana l'olio è 5.0 e batte il cambiamento climatico

Imprenditore, tra satelliti e bionicetticidi per la qualità 100%

Redazione ANSA ROMA

Un laboratorio a cielo aperto di agricoltura di precisione nel senese dove sono i satelliti a monitorare le tremila piante di olivo dell'azienda agricola La Crocetta. Un fiore all'occhiello negli oltre 350 ettari gestiti dall'imprenditore Alberto Leotti e dai suoi fratelli, vice presidente del Consorzio Terre di Siena, la prima dop italiana dell'olio oltre 25 anni fa. Portata avanti prima dalla madre e poi dai fratelli, l'azienda oggi è gestita da Alberto che 5 anni fa ha lasciato Roma e il suo lavoro venticinquennale nel mondo del cinema e della televisione per partecipare in maniera più seria all'impresa, dandole un nuovo imprinting, con un doppio obiettivo: migliorare e incrementare la produzione di olive (entro il prossimo anno sono in arrivo 600 nuove piante), coniugando le condizioni ambientali particolarmente favorevoli del territorio con ogni tipo di innovazione tecnologica. Ma quest'anno le previsioni non sono certo rosee. "A metterci ko è il clima, tra gelate primaverili e siccità ma anche perché questo è un anno di scarica", spiega Leotti che si sta preparando alla raccolta entro la seconda metà di ottobre, "forse se non ci fossero state le tecnologie probabilmente non si potremmo produrre nemmeno 1 litro".

Le collaborazioni con l'Università di Firenze, Siena e di Pisa di fatto hanno dato un nuovo imput all'azienda, semplificando e valorizzando il lavoro in campo in un'ottica di sostenibilità ambientale ed economica "Grazie alla start up Agricolus tutto il mio uliveto viene costantemente monitorato dal satellite che mi dice di cosa ha bisogno ogni singolo appezzamento del terreno, dall'azoto, al potassio al fosforo", spiega Leotti che, con con circa 200 quintali di olive ha una produzione che lo scorso anno è stata di circa 20 quintali. Una resa del 10-12%, bassa per i parametri di mercato, ma un imperativo per avere un olio di qualità superiore. L'olio Nebbio, infatti, ha conquistato il premio Dubai per l'Expo.

Tecnologie in prima linea anche sul fronte della mosca olearia, nemica giurata della qualità. "Attraverso l'Università di Pisa, tramite un Pif, Progetti integrati di filiera agroalimentare, di cui vede come capofila la cooperativa Olivicoltori del Cetona che è anche il nostro frantoio arriva sul mio smartphone il monitoraggio settimanale dello stato delle piante", spiega l'imprenditore che da qualche mese ha anche predisposto delle innovative trappole con feromone e bioinsetticida. E sempre contro la mosca sparge con un trattore irroratore del caolino che forma un patina dura, "una contromisura naturale contro l'insetto che così non riesce a bucare l'oliva, un piccolo aiuto anche contro la siccità".

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