Al MoMA, oltre la Madre Migrante di Dorothea Lange

Immagine iconica al centro rassegna continua a colpire

Alessandra Baldini NEW YORK

NEW YORK - Ad arrivarci, dopo le prime gallerie che ripercorrono al MoMA la carriera della fotografa Dorothea Lange, è una sorpresa e un po' una delusione: una foto tra le più famose del mondo, pluri-riprodotta e trasferita in mille oggetti perché sempre fuori dal copyright, ti viene incontro nell'affollatissima sala del museo nei suoi "soli" 28,3 x 21,8 centimetri.

"Migrant Mother", madre migrante, è una delle immagini più iconiche del mondo, controversa perché quando fu scattata tra gli sfollati della contea di Nipomo in California non si sapeva - e non si seppe per decenni - che il suo soggetto, Florence Owens Thompson, apparteneva alla tribù dei Cherokee: uno shock risparmiato al pubblico statunitense del 1936, ma che fa discutere anche quello di oggi, tuttora incerto su come affrontare il tema sempre più attuale delle migrazioni. La Thomson, mamma migrante di 32 anni, siede con i figli sotto una tenda. "Sembrava sapere che le mie foto avrebbero potuto aiutarla, così mi aiuto'", scrisse la Lange nel 1960 sulla rivista "Popular Photography", la prima volta che lasciò che le parole accompagnassero il suo più celebre soggetto.
    Nell'America della Grande Depressione la sofferenza e la resilienza della madre migrante divennero subito simboli della propaganda del New Deal, e del programma - la Resettlement Administration - per cui la Lange lavorava con il marito economista Paul Taylor.

Entrata nel 1940 nella prima mostra fotografica del MoMA assieme a opere di Alfred Stieglitz e Paul Strand, la foto da allora è stata esposta più di ogni altra immagine, riprodotta su francobolli, rompicapi, copertine di riviste, magliette, al centro di lezioni scolastiche e di un fototesto, "Land of the Free" del 1938, del poeta Archibald MacLeish: il fatto che la Lange lavorasse per il governo ha fatto sì che l'immagine sia sempre stata nel pubblico dominio.

Aperta fino al 9 maggio, la mostra del MoMA va però oltre "Migrant Mother": è la prima al museo che esamina monograficamente tutta l'opera della fotografa nell'arco di 50 anni. Inclusi sono circa cento scatti realizzati dalla Lange praticamente fino alla morte nel 1965 e ricavati esclusivamente dalle raccolte del museo, oltre a lettere, pubblicazioni d'epoca e storie orali. L'idea è di esaminare - è questo il tema della mostra - come le parole hanno influenzato e "difendono" la nostra lettura delle fotografie.

"Tutte le fotografie, non solo quelle che chiamiamo documentarie, possono essere rafforzata dalle parole", aveva scritto Dorothea e la mostra ha messo insieme opere famosissime con altre meno note per esaminarne la relazione con i testi di accompagnamento. 

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