Alexej e Marianne, arte e passioni all'alba del '900

Ad Ascona la parabola della coppia Jawlensky-Werefkin

di Luciano Fioramonti ROMA

ASCONA - La vicenda complessa di una coppia di pittori russi, pionieri dell' Avanguardia all' alba del Novecento, e soprattutto il racconto di una donna che intrecciò con il suo compagno un rapporto in cui passione e arte si sono fusero profondamente al punto da decidere di fare un passo indietro per facilitare la strada all' uomo che amava: promette emozioni e una immersione nei fermenti artistici dell'Europa di inizio secolo la mostra che il Museo d' Arte Moderna di Ascona, in Svizzera, dedica ad Alexej Jawlensky e a Marianne Werefkin dal 20 settembre prossimo al 10 gennaio 2021. Le cento opere selezionate dalla curatrice Mara Folini, direttrice del museo, descrivono il percorso della coppia ma a polarizzare l' attenzione è la figura di Marianne, impegnata ad affermarsi in un panorama culturale che non prendeva in considerazione le capacità e la creatività delle donne. Rinunciò, per dieci anni, a dipingere per promuovere il talento artistico di Alexej, ma questa sua dedizione si infranse quando Jawlenskj si innamorò della loro domestica, Helena Nesnakomova, dalla quale ebbe un figlio, Andreas.
    La mostra ''Compagni di vita'' mette a confronto per la prima volta le carriere di Alexej Jawlensky (1864-1941) e Marianne Werefkin (1860-1938) dalla fine dell'Ottocento agli anni Trenta del XX secolo. Alexej e Marianne si incontrarono nella primavera del 1892 a San Pietroburgo grazie al loro comune maestro Ilya Repin, uno dei più importanti realisti russi. Nel 1896 si trasferirono a Monaco di Baviera, in Germania, dove si confrontarono con grandi artisti, da Wassily Kandinsky a Paul Klee, Alfred Kubin, Gabriele Münter. Le loro vite erano legate a doppio filo, una dipendenza reciproca in una relazione amorosa che la moglie di Klee definì "eroticamente platonica". La fine del rapporto con Jawlensky e la scelta di questi di seguire una nuova strada artistica, diversa da quella prospettata da Marianne, fece ritrovare alla donna la fiducia nei propri mezzi espressivi. Nel 1906 ricominciò a dipingere passando a una pittura a tempera libera da stilemi post-impressionisti alla Van Gogh (ancora presenti in quella di Jawlensky e degli amici Kandinsky e Münter), che si richiamava invece a Gauguin e ai Nabis, nello sperimentare tecniche diverse, accostando colori contrastanti, verso una composizione avvolgente e visionaria. In queste opere Marianne Werefkin anticipò quel nuovo linguaggio espressionista che prese forma, dal 1907, nei suoi quadri e nei suoi schizzi.
    Jawlensky e Werefkin erano sempre stati immersi nel dibattito culturale, da quando nel 1909 furono tra fondatori della Nuova Associazione degli Artisti di Monaco, premessa alla nascita del Blaue Reiter (1910), agli anni trascorsi in Svizzera, in particolare proprio Ascona, dove Werefkin fu molto attiva partecipando alla fondazione nel 1922 del Museo Comunale d' Arte Moderna che ora le rende omaggio e due anni dopo dell'Associazione artistica Der Grosse Bär (l' Orsa Maggiore).
    La coppia frequentò anche la comunità di Monte Verità, la collina sul piccolo borgo svizzero, dove teosofia, vegetarianesimo, nudismo e parità tra i sessi venivano praticati in un clima 'hippy'-esoterico che attrasse letterati, scienziati, artisti, psicanalisti come Remarque, Jung, Hesse, Klee, Mann, Steiner. Allo scoppio della prima guerra mondiale, i due si rifugiarono in Svizzera, prima a Saint Prex sul lago Lemano (1914), poi a Zurigo (1917) e infine ad Ascona (1918). Per la prima volta conobbero la povertà e vissero di stenti e da esiliati senza patria. Rimasero insieme per altri sei anni, nonostante le loro strade avessero preso, dal punto di vista sentimentale e artistico, direzioni diverse. Jawlensky passò a un'astrazione lirica e mistica che culminò con le croci buie della sua tarda produzione a Wiesbaden (1921-1938), dove si era trasferito nel 1921, abbandonando Werefkin ad Ascona. Marianne si dedicò a un espressionismo più radicale e nei suoi ultimi anni trovò, grazie al rinnovato interesse per l' amore francescano, una riconciliazione con il mondo nella ricerca di una pace interiore di cui in quel primo scorcio di secolo proprio Ascona era diventata simbolo e laboratorio. 

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