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Fringuello alpino a rischio, popolazioni sempre meno connesse

Fringuello alpino a rischio, popolazioni sempre meno connesse

Lo rivela lo studio del Dna, condotto tra Lombardia e Trentino

06 febbraio 2024, 16:12

di Elisa Buson

ANSACheck

Un esemplare di fringuello alpino (fonte: Doc Searls, Flickr) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Un esemplare di fringuello alpino (fonte: Doc Searls, Flickr) -     RIPRODUZIONE RISERVATA
Un esemplare di fringuello alpino (fonte: Doc Searls, Flickr) - RIPRODUZIONE RISERVATA

La sopravvivenza del fringuello alpino è minacciata dal ridotto scambio di individui (e quindi geni) tra le diverse aree riproduttive, sempre più distanti l'una dall'altra per la frammentazione dell'habitat causata dai cambiamenti climatici e dalle attività dell'uomo. Lo dimostra un innovativo studio basato sulla genomica, pubblicato su Journal of Biogeography da Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, Università Statale di Milano, Università di Oulu (Finlandia), Museo delle Scienze di Trento (Muse) ed Eurac Research.

Le analisi genetiche condotte su decine di fringuelli alpini, provenienti da Trentino-Alto Adige e Lombardia, rivelano che lo scambio di individui (cioè la dispersione) risente della distanza tra le aree riproduttive, con una forte diminuzione già a partire dai 20-30 chilometri. In questo settore delle Alpi molti individui rimangono quindi a riprodursi nell’area dove sono nati: la scarsa propensione alla dispersione limita così il flusso genico e la connettività di popolazione. Inoltre sono stati osservati alti livelli di inincrocio: il 20% degli individui campionati è nato infatti da genitori imparentati tra loro almeno a livello di cugini di primo grado, se non addirittura più strettamente. Questo indica che nella popolazione la dispersione è già insufficiente a garantire opportunità di accoppiamento con individui non imparentati.

“Questi alti livelli di inincrocio sono particolarmente allarmanti, perché possono portare all’espressione di mutazioni recessive deleterie, diminuire la probabilità di sopravvivenza degli individui e il loro successo riproduttivo", commenta Francesco Ceresa, ornitologo del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige e primo autore dello studio. "Gli effetti congiunti di riduzione dell’habitat, scarsa dispersione ed effetti dell’inincrocio possono portare facilmente a estinzioni locali, il che riduce la dimensione complessiva della popolazione e l’estensione effettiva dell’areale riproduttivo. Infatti, estinzioni locali o forti diminuzioni di questa specie sono già state riscontrate in alcuni settori alpini”.

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