Suora-coraggio birmana, volevo solo salvare i giovani

Parla la religiosa inginocchiatasi davanti alle milizie anti-dimostranti

    "Quel giorno, il 28 febbraio, stavo lavorando in clinica, quando ho sentito in strada il rumore dei poliziotti armati contro la folla dei manifestanti. Sono uscita fuori - non avevo programmato né immaginato niente - e di fronte a quella scena disumana ho pensato solo a difendere la gente. Mi sono messa in ginocchio: ho voluto solo salvare quella gente, i giovani, e per questo mi sono inginocchiata davanti ai poliziotti, perché i giovani potessero scappare dal quel pericolo". Suor Ann Rose Nu Tawng - la religiosa saveriana diventata la suora-coraggio del Myanmar - ricorda così, con voce semplice e naturale, il gesto la cui immagine ha fatto fare il giro del mondo: una piccola suora inginocchiata davanti alle milizie anti-sommossa per fermare gli scontri e gli spargimenti di sangue.

    Una repressione brutale quella che dura in Myanmar dal colpo di Stato militare del 1/o febbraio scorso, contro chi manifesta nelle strade per il ritorno alla democrazia: repressione che finora ha prodotto 780 morti e 3.840 arresti, in gran parte tra i giovani.

    "Il mio primo obiettivo era salvare la gente. Non ho pensato neanche a salvare la mia vita, al rischio che correvo. L'unico scopo era che i giovani potessero scappare. Poi mi sono meravigliata di essere ancora viva: quella notte pensavo 'sono morta, la mia anima sta camminando'. Sono rimasta meravigliata per quello che è accaduto", dice suor Ann Rose, 44 anni, di professione infermiera, dalla sua città di Myitkyina, capitale del Kachin, nel nord del Myanmar, in collegamento online con la Sala Marconi della Radio Vaticana per la presentazione del libro "Uccidete me, non la gente", scritto con lei dal giornalista e saggista Gerolamo Fazzini e pubblicato da Emi.

    Un gesto di coraggio estremo quello di suor Ann Rose, ripetuto una seconda volta l'8 marzo, con la foto finita in prima pagina anche sull'Osservatore Romano col titolo "In ginocchio per disarmare l'odio", e il successivo appello di papa Francesco nell'udienza generale del 17 marzo: "Anch'io mi inginocchio sulle strade del Myanmar e dico: cessi la violenza".

    "Ho sentito in me la forza dello Spirito Santo - afferma -. Dio si è servito di me per salvare il popolo. Quel giorno sono giunte in clinica tante persone ferite, e con l'aiuto dei giovani ho lavorato al trasporto anche in un altro ospedale. Non sapevo che la mia foto era già arrivata sui media, ma con la mascherina sul volto ho cercato di non farmi notare, mentre i poliziotti mi chiedevano il nome. Non hanno potuto scoprire chi ero. Temevo anche che i miei superiori mi dicessero qualcosa, non volevo mettere a rischio la vita di nessuno".

    "La prima volta, quando hanno saputo del mio gesto - prosegue -, i superiori si sono molto preoccupati per me: c'era chi m'incoraggiava, 'siamo orgogliosi di te', alcuni alla vista della foto piangevano. Altri mi rimproveravano, mi ammonivano di stare attenta e su come muovermi per non rischiare la vita. Io ho voluto restare dritta per difendere la verità, salvare il popolo e la giustizia".

    Suor Ann crede "ci sia ancora rischio per me e la mia vita. Ogni tanto i poliziotti vengono nella clinica per farmi domande, fotografie, ma finora non mi hanno toccata. I superiori mi hanno suggerito di non uscire spesso. Io però devo fare il mio servizio, e quando esco passo sul retro della clinica". Una notte una donna aveva bisogno di assistenza per partorire, e lei è andata ad aiutarla senza torcia, al buio e di nascosto, per assisterla.

    "Attualmente - spiega - le manifestazioni di protesta continuano perché i giovani cercano tutti i modi possibili per farle. I poliziotti arrivano anche in borghese, bastonano, picchiano, ma i giovani continuano a manifestare". Alla suora i miliziani dicevano: "Noi non vogliamo sparare, né uccidere nessuno: vogliamo solo farli spaventare. Come un papà a un figlio che non si comporta bene, vogliamo educarli. E rispondiamo a degli ordini".

    Suor Ann ricorda anche le sofferenze vissute tra la minoranza cristiana perseguitata nel Kachin (i cristiani in Myanmar sono solo il 4% della popolazione). "Quando ero piccola abbiamo sofferto tanto, non avevamo nessuna libertà, anche chi era laureato non poteva lavorare nello Stato. E il governo ha sempre perseguitato la minoranza. Una volta diventata suora, essendo un Paese buddista c'era sicuramente più riverenza per i monaci o le monache buddisti. Ma ora, grazie a questo evento, ora la gente comincia a rispettare anche i cristiani, le suore. E una cosa molto positiva è che non ci sono più barriere tra le religioni, tra chi è buddista, o musulmano, o cristiano. Le barriere sono crollate. Il popolo si è molto riunito, e desidera solo avere la libertà, la democrazia".

    Suor Ann Rose rivolge "un grazie immenso" a papa Francesco per la grande attenzione al suo Paese e la disponibilità a celebrare domenica una messa per la comunità birmana in Italia. E l'appello che rivolge sia a lui che "a tutti i capi delle nazioni" è a "salvarci". "In poco più di tre mesi sono morte quasi 800 persone e sono molto preoccupata per il futuro - conclude -. Vorrei rivolgermi a tutti per salvare il nostro popolo, salvare la generazione futura. Per aiutarci ad avere una giustizia vera e una libertà vera, che tutti quanti vogliamo. Aiutateci ad avere la democrazia".

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